SEMI NUOVI NELLA TERRA







Occorre il coraggio di piantare semi nuovi nella terra.
E poi occorre il coraggio di lasciarli lì.
Quando pianti un seme occorre il coraggio e la pazienza insieme
per lasciare che il buio della terra maturi quello che ancora non è.

Non puoi certo andare a smuovere il terreno
per controllare che tutto proceda nel migliore dei modi.
Non puoi nemmeno affogare i semi d’acqua nel tentativo di farli crescere prima.

Puoi controllare la luna e la stagione,
aspettare il giorno e l’ora migliori,
ma poi dovrai affidarti.

Dovrai aprire le braccia
e liberarti con un alzata di spalle.

Dovrai cedere e accettare il fatto
che le cose sono andate come sono andate.

L’inverno con il suo buio e il gelo – e la neve che tanto abbiamo atteso- sono passati.
Siamo sotto la 14° Luna Piena.
Non ci resta che respirare il vento e lasciare andare il passato.

Non ci resta che respirare i profumi dell’aria e lasciarci andare.
Puoi immaginare il tempo che ci vorrà per vedere i primi germogli bucare la terra,
ma non potrai mai sapere se questo avverrà o meno.

Potrai concimare nel migliore dei modi,
ma non potrai mai sostituirti al calore del sole se verrà a mancare.

E’ di cura che c’è bisogno: quella cura che dona oltre ogni aspettativa.
Quel dare senza attendere risposta.

Permettere questo significa permettere a noi stessi
di avere quel tempo di giacenza nel vuoto che ci occorre per maturare.

Non sarà mai troppo tardi o troppo presto:
avremo bisogno esattamente di quel tempo e di quelle esperienze.

Di quel calore e di quel tipo di amore.
Ti dimenticherai di quei semi che stanno sotto la terra.

Semi che nella terra hanno bisogno di spaccarsi per crescere.
Hanno bisogno di rompere il loro guscio per estendere con calma il loro stelo.

Come ti dimenticherai di quei sogni che coltivavi da bambino.
Tutti quei miracoli e sospiri che piantavi in segreto nel buio dei tuoi pensieri.

Sono sogni che hanno avuto necessità di tutto questo tempo
per addestrarti tanto da poterli realizzare.
Come il cuore che ha avuto bisogno di aprirsi in ferita.

Aprirsi per potersi riempire di calore.
Per permettere alla Vita di entrare.

Per accogliere la resa, la resa al dolore.
Perché solo la resa può davvero permettere di morire al seme per aprirsi in fiore verso il sole,
bucare il terreno e nascere.

Solo la resa al passato,
“ho fatto tutto il possibile e l’impossibile, ora lascio andare!”
solo la resa di tutti i tentativi che ci illudono
artefici del naturale scorrere del flusso,
che fluttua dove deve attraverso noi e oltre noi stessi,
nonostante noi stessi e per noi stessi,
può aprirci a una primavera veramente nuova.

Una primavera dove quei sogni che cullavamo da bambini
possono fiorire.

Sara Cabella
Riproduzione consentita solo con citazione della fonte: https://lasorgenteeladea.blogspot.it/

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