IL GUARDIANO DELLA SOGLIA di Fabio Iacontino





C’è chi sostiene che quando ci si allinea alla propria missione, al proprio scopo di vita, tutte le prove che si dovranno affrontare siano più semplici e che tutto scorra senza intoppi. Se in un certo senso è così e sono pienamente d’accordo, contemporaneamente so anche che non avviene esattamente questo.

Le prove che la vita ci propone quotidianamente, da un lato esistono per focalizzarci e rafforzare la Fede nella missione, dall’altro rivelano tanto le nostre forze quanto le nostre debolezze. Più la missione è autentica e ammirevole più, nell’approssimarsi al compimento, viene testata la nostra determinazione; fino ad arrivare alla prova finale.

Per spiegare meglio questo fatto, propongo la visione di una scena appartenente al terzo film della saga “Il Signore degli Anelli” (regia di Peter Jackson), presente solo nella sua versione estesa.

Qui la scena ineditahttps://youtu.be/1bk5afqRcus 
Cosa succede?
Alla fine del viaggio per Mordor, sapendo che Frodo era ad un passo dalla distruzione dell’Unico Anello, l’Eroe e i suoi compagni si trovano davanti all’oscuro cancello (La soglia) per distrarre l’attenzione di Sauron – che rappresenta la tentazione, l’oscurità, il maligno.

Aragorn, insieme agli amici più fedeli di Frodo, si avvicina all’oscuro cancello, da cui esce la sentinella nera, colui che non ricorda il suo nome, facente parte dei Numenoreani Neri; viene anche chiamato “la bocca di Sauron”.

Il guardiano della soglia ha un unico scopo: far perdere la speranza e testare/temprare la Fede dell’eroe.

Gli mostra la cotta di maglia di nome Mithril indossata segretamente da Frodo, una prova tangibile per avvalorare i suoi inganni.

Lui non ha occhi, gli sarebbero d’intralcio, ma vede con sensi più sottili. È scrupoloso nel sentire se le sue falsità hanno attecchito, si gira repentinamente verso chi sta già perdendo le speranze per cibarsi della paura che scaturisce dallo sconforto. Se ne compiace e rincara la dose raccontando di quanto avesse sofferto Frodo prima di morire.

Dissacra lo scopo per cui si sta sacrificando l’eroe e come ultimo consiglio (non verbale) lo invita a tornare indietro, poiché non c’è più ragione di combattere.

L’Eroe, affranto dallo sconforto, richiama a sé tutta la sua forza e la Fede di cui è il portatore, tranciando di netto la testa della sentinella. Ordina agli altri di restare fermi (fermi nella Fede) e decide di morire insieme al suo esercito e i suoi amici continuando a combattere per la libertà e l’unione.

Riassumendo: dopo aver superato innumerevoli difficoltà, l’eroe arriva alla soglia dell’ultima prova e, invece di avere la strada spianata, trova il suo avversario più temibile, “il guardiano della soglia”. Colui che presenzia nel fondamentale passaggio tra l’illusione (l’addormentamento, la mortalità) e la Vita (la veglia, il risveglio).

L’ultima soglia serve proprio per sciogliere l’attaccamento alla speranza (che ci sia “qualcosa” oltre a questa soglia, che ci sia una vita dopo) e Il guardiano è lì ad attenderci per tranciare quest’ultima chimera e facilitare il passaggio.

È in questo modo che si conquista l’immortalità: morendo all’illusione della speranza per rinascere gloriosamente nell’eterna Fede.



Fabio Iacontino
FONTE : http://intelligentiasolis.altervista.org/

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