ANAIS NIN: LA SCRITTURA, LA VITA E LA LEGGENDA di Freeda




In prima superiore un’amica – la stessa che mi fece conoscere Sylvia Plath – mi regalò uno volumetto sottile (meno di 100 pagine con testo in lingua a fronte) intitolato La casa dell’incesto. Si trattava di un romanzo breve strano, surrealista, perlopiù inafferrabile, e io continuai a rileggerlo anno dopo anno, senza mai capirlo pianeamente, ma subendone sempre più il fascino. Ebbene, posso dirvi che, se avete intenzione di avvicinarvi ora all’opera di Anaïs Nin, iniziare proprio da La casa dell’incesto potrebbe essere destabilizzante. L’importante, però, è che lo facciate, perché non leggere Anaïs Nin significa non leggere una delle donne più spregiudicate, sensuali, intelligenti – in una parola, libere – del suo tempo, e significa perdersi una delle penne più eleganti e spericolate del ventesimo secolo.

Sono una persona emotiva che comprende la vita solo poeticamente, musicalmente, nella quale i sentimenti sono molto più forti di qualsiasi ragione. Sono così assetata di meraviglia che solo lo straordinario ha potere di su me. Tutto ciò che non riesco a trasformare in qualcosa di straordinario, lo lascio andare.

Anaïs Nin è conosciuta soprattutto per le sue vicissitudini personali, in particolare quelle amorose, ma per una volta è giusto che sia così: la sua opera più imponente sono 6 diari (di cui 5 pubblicati con alcune epurazioni) in cui ha raccontato tutto di sé, e facendolo si è resa specchio delle inquietudini, delle ambizioni e dei desideri da sempre taciuti delle donne.



All’anagrafe, Anaïs ha un nome lunghissimo: Angela Anaïs Juana Antolina Rosa Edelmira Nin y Culmell. Nata in Francia nel 1903 da genitori cubani, trascorre la sua infanzia in giro per l’Europa, in particolare in Spagna, ma finisce per vivere la maggior parte della sua vita adulta negli Stati Uniti. La sua pulsione verso la scrittura si manifesta già a 11 anni, quando comincia a tenere un diario dopo la separazione dei genitori, come se fosse una sorta di lunga lettera indirizzata al padre. Negli anni si è a lungo speculato sul loro rapporto e la scrittrice ha lasciato tutto volutamente ambiguo, pur non buttando (ma conservando accuratamente) una serie di lettere che proverebbero un loro coinvolgimento fisico, non si sa in quali circostanze. Dal momento che non c’è niente di chiaro a riguardo, limitiamoci a dire ciò che sappiamo, e cioè che lei ha sempre giocato – artisticamente parlando – sull’esplorazione senza limiti e pudori del desiderio umano.

Io, con un istinto profondo, scelgo un uomo che esige la mia forza, che si aspetta cose enormi da me, che non mette in dubbio il mio coraggio o la mia durezza, che non mi crede ingenua o innocente, che ha il coraggio di trattarmi come una donna. […] Odio gli uomini che temono la forza delle donne.

A 16 anni abbandona gli studi e la Chiesa (è stata cresciuta come cattolica) e diventa la modella di un artista. A 20 si sposa con Hugh Parker Guiler, ma il matrimonio va stretto al suo spirito libero che desidera amare, sperimentare, lanciarsi nel vuoto e toccare il fondo, senza rete e senza paura. Non sarà mai fedele al marito, e quando molti anni dopo lei gli scriverà chiedendo perdono per quello che gli ha fatto passare, lui risponderà: “La mia vita non ha avuto senso a causa tua”.

Nel 1932 pubblica uno studio su D. H. Lawrence mentre nel 1933 raccoglie due racconti nel romanzo breve La casa dell’incesto, che inizia così:

Il mattino che mi alzai per iniziare questo libro, tossii. Qualcosa veniva fuori dalla mia gola, mi strangolava. Strozzai il filo che la teneva e la buttai via. Tornai a letto e dissi: ho sputato il mio cuore.

Malgrado le speculazioni postume, dovute soprattutto al volume del diario intitolato Incesto, l’incesto a cui Anaïs fa riferimento in questa storia è perlopiù figurato e legato all’idea di una donna la cui esplorazione di sé diventa tale da renderla cieca al resto del mondo, tranne che all’unica altra donna che sente identica a sé.

In questi anni Anaïs si interessa di psicoanalisi, nel modo più completo possibile: la studia, ne è soggetta, e diventa l’amante dei suoi due psicanalisti. A un certo punto si trasferisce a casa di uno dei due e inizia a esercitare lei stessa come psicanalista, ma a modo suo: ascolta i pazienti e poi, con quelli che le piacciono, fa sesso sul divanetto.

La vita si restringe o si espande in proporzione al nostro coraggio, o viceversa alla nostra paura.

Il periodo più intenso della sua vita è probabilmente quello che trascorre a Parigi con lo scrittore Henry Miller, praticamente la sua versione maschile, e la moglie di lui, June. La storia del loro celebre ménage è raccontata nel diario intitolato Henry and June, nel quale racconta senza filtri una estenuante passione sessuale e culturale, che la lascia ugualmente arricchita e stravolta. In particolare, tanto Anaïs quanto Henry, sono soggiogati da June, al punto che Anaïs si ridurrà sul lastrico per comprarle regali e soddisfare i suoi vizi.

In questo periodo, oltre ai diari, Anaïs si dedica ai racconti erotici. È la prima scrittrice occidentale di una certa fama (se si escludono i lavori di autrici meno conosciute, come Kate Chopin) ad affrontare il desiderio femminile di petto, senza eufemismi e pudori. Per lei niente è tabù e nessun prurito, tanto meno quelli che la società giudica vergognosi, viene trascurato, anzi. Più qualcosa viene celato e tacciato di indecenza, più a lei viene voglia di esporlo. I racconti, inizialmente scritti per un collezionista privato, vengono raccolti nei volumi Il Delta di Venere e Uccellini, da leggere se volete veder arrossire 50 Sfumature di Grigio.

A questo punto Anaïs Nin è una figura centrale nella vita culturale del suo tempo, è l’amica o l’amante (o entrambe le cose) di figure di spicco come John Steinbeck, Antonin Artaud, Gore Vidal, James Agee, Lawrence Durell. A 44 anni si innamora dell’ex-attore Rupert Pole, che ha 16 anni in meno di lei. Lo sposa in Arizona nel 1955, mentre è ancora formalmente sposata col suo precedente marito, e per lungo tempo si prodiga a tenere insieme di nascosto le due relazioni. “Racconto così tante bugie che devo scriverle e metterle nella ‘scatola delle bugie’ per restare coerente a tutte”, scrive. Il matrimonio viene annullato nel 1966 per una banale questione di tasse (entrambi gli uomini cercarono di inserirla nel loro stato civile), ma solo Pole rimase con lei fino alla sua morte, nel 1977.

Se le azioni di molte donne che hanno dato scandalo nella loro epoca sono poi state (fortunatamente!) normalizzate, Anaïs Nin darebbe scandalo anche nel mondo (apparentemente) smaliziato di oggi. A lei però non interessava lo scandalo: viveva seguendo il suo cuore, i suoi istinti e i suoi desideri, restando fedele a due unici amori: la scrittura e la vita. Cose, queste, che ha esplorato in ogni anfratto, in ogni declinazione, con una libertà spregiudicata da cui tutte noi, almeno ogni tanto, dovremmo ancora lasciarci ispirare. Per esempio, io amo ricordare queste parole:

Pospongo la morte vivendo, soffrendo, sbagliando, rischiando, donando, perdendo.
 
FONTE http://freedamedia.it/ 

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