L'ESPANSIONE DEL CUORE: SILENZIO, AMORE, SPAZIO.





Dio è nella pioggia.
Recita il verso di un noto film.

C'è un punto tra i palazzi verso destra da cui intravedo solo alberi.

Da quello stesso spazio da piccola guardavo sempre la finestra di un castello che parallela a una seconda finestra più in là lasciava passare luce. E immagini. Ogni sera al tramonto la luce filtrava da lì e io mi sentivo una principessa.
E tutto il tempo, tutto lo spazio erano tutti lì. Tutte i sentieri che si aprivano erano tutti lì. Tutte le scelte e tutta la libertà. Un punto imprecisato e fisso da cui tutto proveniva, nel quale tutto andava a confluire.
Tutto sospeso nella dolcezza delle sere d'estate, quando il vento che arrivava dal mare rinfrescava l'afa e mi sentivo felice.
Osservavo quel castello e mia nonna.

Sento i suoi occhi ancora qui.

Ora guardo gli alberi che sono cresciuti e li guardo attraverso la pioggia di questo giorno di giugno.
Sento l'aria e l'acqua scorrere.
Ed espando. Non scappo attraverso le cose, attraverso i pensieri. Rimango.
Nel silenzio di un attimo in cui è ogni cosa. Parole, sorrisi, pianti. Tutto racchiuso in un interminabile minuto di silenzio. Un eterno minuto presente.

Al tocco del tuono.
Ricordo che Dio è nella pioggia.
Lo sento in ogni piccolo spazio di pelle.

Ho vissuto giornate furibonde di rincorse e affanni solo per approdare a questo lungo attimo di silenzio. Questa pace che trovo solo dopo la più completa disfatta. Solo per capire che tutto è sempre stato qui.


Nelle ultime ventiquattro ore ho schiacciato la coda a un cincillà, fatto pace con una donna con cui apparentemente non avevo mai litigato.

Stretto nuovi accordi.

Nelle ultime ventiquattro ore ho rischiato di morire due volte. Sotto a una tegola, sotto a un camion della spazzatura.

Ancora di più sono le volte in cui ho rischiato di morire per mancanza di coraggio. Per abitudine, pigrizia, noia. Per non dispiacere, non ferire.
Per non essere me stessa.
Per scelta, per debolezza, per necessità. Per ostinazione, testardaggine e vendetta.

Per non ammettere che ero troppo debole per farcela.

Impulsi partono in ramificazioni sottili e invisibili che connettono portando informazioni e messaggi.
Scorrono come fiumi nascosti dalla terra che piano a piano riemergono riprendendo forza e colore.

C'è un altro cielo,
sempre sereno e bello,
e c'è un'altra luce del sole,
sebbene sia buio là -
non badare alle foreste disseccate, Austin,
non badare ai campi silenziosi -
qui è la piccola foresta
la cui foglia è sempre verde -
qui è un giardino più luminoso -
dove il gelo non è mai stato,
tra i suoi fiori mai appassiti
odo la luminosa ape ronzare,
ti prego, Fratello mio,
vieni nel mio giardino!
-E.D.

Sara
(Riproduzione consentita solo con citazione della fonte https://lasorgenteeladea.blogspot.com/ )

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