COMUNICAZIONE NEL CUORE





Oggi parliamo un pò di comunicazione.
Comunicare è un gesto che ci mette in relazione con l'esterno. Si dice che in realtà non sia possibile non comunicare e in effetti anche i silenzi se ci pensiamo bene rivelano molto. Possono celare rabbia, consenso, felicità, benessere e anche, al contrario, dissenso e malessere.
La comunicazione quindi parte dal suono, ma anche dal silenzio. Passa attraverso la parola ma anche attraverso lo sguardo, la postura, il timbro della voce, oltre che le parole stesse. Un termine come "mostro" a seconda del timbro può essere un insulto, uno scherzo o un vezzeggiativo addirittura.
C'è qualche cosa che comunemente dimentichiamo quando ci mettiamo in relazione con l'altro: tutta la comunicazione parte dall'ascolto non dal parlare, parte dal comprendere empaticamente, e dal farsi comprendere empaticamente.
Passa dall'accettare la risposta che ci viene data quando facciamo una domanda, anche se la risposta non ci piace, e dall'accogliere anche un punto di vista diverso dal nostro e restare comunque ognuno della propria idea senza per questo aver bisogno di tagliare i rapporti.
Passa sopra a ogni altra cosa dal rispetto dei sentimenti nostri e dell'altro, per cui sono accolte tutte le idee, ma non quelle idee che non riconoscono il nostro personale dolore e le nostre esperienze. 
Io accetto che tu possa scusare chi ruba, ma non posso accettare che tu non sia solidale con me se io sono vittima di un ladro. Io di contro mi impegnerò per comprendere quello che ti ferisce e non minimizzarlo.
Minimizzare il dolore dell'altro sminuendo eventi e situazioni che non ci toccano per tornare a parlare delle proprie faccende e delle proprie idee è quanto di peggio possa accadere in qualsiasi tipo di comunicazione. L'essenziale se voglio pormi in relazione con te è ascoltarti e accettare le tue emozioni così come sono, senza sviare, senza cercare di trovare soluzioni, senza fuggire.
Ci sono varie modalità di ascolto: si parte dal semplice sentire uditivamente il suono delle tue parole, all'ascolto passivo, ascolto attivo e ascolto empatico.
Sentire: Chi sente” è dotato di un apparato uditivo perfettamente funzionante, ma non presta attenzione alla conversazione, “chi ascolta”, invece, è concentrato anche mentalmente su ciò che viene detto.
Ascolto passivo: in simili circostanze, infatti, prestiamo attenzione a ciò che l’interlocutore dice, attraverso uno sguardo centrato sull’obiettivo e una postura non troppo rilassata. Non è una situazione nella quale devo parlare. Questo tipo di ascolto lo posso avere se guardo la tv o se ascolto una lezione.
Ascolto attivo: l’ascolto attivo risulta fondamentale ogni volta che dobbiamo tutelare un rapporto con persone particolarmente importanti, come ad esempio i genitori, i figli o i datori di lavoro. Si tratta di ascoltare quello che l'altro dice e rimandare al mittente il giusto significato tramite una risposta o un'interazione.
Ascolto empatico: l’empatia è una dote davvero straordinaria che ognuno di noi può imparare a sviluppare nel corso della vita e che ci permette di entrare in sintonia con gli altri, mettendoci nei loro panni. Questa è la vera comunicazione e la più difficile, perchè richiede viversi la gioia e i dolori, fare un bagno nell'interiorità dell'altro senza sconti.
E smettere di minimizzare, cercare soluzioni, sviare.

Buona Vita nel Cuore
Sara Cabella
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