DI VOLTA IN VOLTA, DI VITA IN VITA





Anno 1599, Roma.
Beatrice è figlia del Conte Francesco Cenci, un uomo violento e dissoluto. Dopo la morte della madre viene affidata alle monache e torna a casa a 15 anni dopo che il padre è passato a seconde nozze. Francesco, oberato dai debiti e da varie pendenze legali, decide di non far sposare la figlia per non pagare la dote e la segrega assieme alla matrigna in un piccolo castello nella provincia di Rieti.
Qui Beatrice esasperata dalle violenze e dagli abusi paterni, costretta anche a vedere abusi e violenze a danno della matrigna, decide di uccidere il padre con l'aiuto della matrigna, dei due fratelli, del castellano e del maniscalco.
Francesco finisce giù dalla finestra del castello e muore.
Questo delitto però non passa inosservato e dopo varie torture i colpevoli confessano.
Papa Clemente VIII, preoccupato per i numerosi e ripetuti episodi di violenza verificatisi nel territorio dello Stato, volle dare un severo ammonimento e condannò Beatrice e la matrigna alla decapitazione, il fratello allo squartamento. 
Tra la folla quel giorno c'era anche una piccola Artemisia Gentileschi, che diventerà poi la famosa pittrice dell'opera "Giuditta e Oloferne", protagonista di uno dei più penosi e sofferti processi per stupro dell'epoca. Era lì Artemisia perchè non possiamo mancare. Quando le anime si chiamano noi non possiamo che esserci. Possiamo parlarci o meno, riconoscerci o meno, possiamo saperlo o meno, comunque ci siamo. 
Beatrice viene uccisa in mezzo a una platea che urla in sua difesa. Il suo corpo viene sepolto sotto a una lapide senza nome, come era usuale fare per i condannati.

Monterotondo, 2019.
Deborah per cercare di difendere se stessa e la sua famiglia da un padre violento ne provoca incidentalmente la morte. Viene inizialmente processata per omicidio colposo, poi per eccesso di legittima difesa, infine scagionata per legittima difesa. E torna libera. E con lei tornano libere le memorie di molte altre donne, sigillando come sacrosanta e giusta la possibilità di difendersi. Sottolineando come abusi e violenze debbano sempre essere denunciate per non arrivare a questi estremi. Come le madri dovrebbero difendere se stesse e le proprie figlie. E anche come le donne possano essere forti, potenti, audaci e nello stesso tempo sempre pronte all'amore. Dopo il colpo inferto al padre Deborah dice "Non mi lasciare papà."

Una piccola artista probabilmente sta a guardare da dietro le quinte di questa scena già vissuta.
Dalla tivu, dalla casa di fianco, dalla radio, una bambina è lì e sta a guardare.

Mi piace pensare che la nostra esistenza si muova così, di volta in volta, di vita in vita. Che cambino gli scenari ma che attori e vicende siano sempre quelle, ogni volta possibilmente più chiare, possibilmente migliori, possibilmente più giuste. Una giustizia che non c'è fuori, che solo possiamo apprendere noi sperimentando, vivendo, senza dimenticare come si sta quando subiamo noi ingiustizie e dolori. Senza dimenticare.
Non lo so se è la nostra coscienza personale a spostarsi di era in era, la nostra anima eterna che eternamente muta. O se è una coscienza collettiva, che non considera propriamente le nostre esperienze per come noi le possiamo intendere ora, mentre viviamo. O ancora entrambe le cose unite in un groviglio indecifrabile da un cervello umano. 
Mi piace pensare che non ci siano punizioni e premi, una giustizia divina che non si svela perchè semplicemente non esiste. Tendo a pensare a punizioni e premi solo come una consolazione per gli illusi o al contrario il crudele tentativo di dominio da parte di chi ha un occhio cinico e fin troppo disilluso.

Ma so che piano piano miglioriamo. Lo so perchè lo vedo. So che le situazioni intorno per quanto penose e crudeli possano sembrare, sono via via sempre migliori e che per quanto questo miglioramento sia lento, esiste. 

Nel 1599 vicino a Roma una ragazza di 22 anni viene giustiziata per aver ucciso il padre violento.
Nel 2019 vicino a Roma una ragazza di 19 anni viene scagionata per aver ucciso il padre violento.
Siamo sempre noi, siamo lenti. 
Però siamo migliori.

Sara

Mercoledì 5 Giugno condivideremo l'ultimo Cerchio Sacro delle Donne di stagione in Meridiana, a Genova.
Sabato 8, domenica 9 e lunedì 10 giugno sarò in Val 'D'Ayas ad Antagnod (AO) con le sedute individuali riequilibrio energetico e cure naturali.
I posti sono limitati, chiunque fosse interessato mi contatti in chat di FB dopo avermi chiesto l'amicizia a https://www.facebook.com/sara.cabella
o via mail a saracabella@gmail.com



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